1.3 È l’Universo olografico?
Un ologramma è un’entità bidimensionale che, se illuminata con una luce laser appropriata, proietta un’immagine tridimensionale.
All’inizio degli anni Novanta, il premio Nobel olandese Gerard Hooft e Leonard Susskind (co-sviluppatore della teoria delle superstringhe) hanno suggerito che l’Universo potrebbe funzionare come un ologramma. Questi due scienziati postularono l’incredibile idea che l’Universo tridimensionale che percepiamo non fosse altro che una proiezione olografica illusoria proveniente da un piano bidimensionale molto distante. Come nel film Star Wars: un’immagine di videoconferenza in cui l’interlocutore appare in 3D.
Così come Platone nell’antichità concepì l’idea che la percezione comune dell’essere umano offrisse solo un’ombra della realtà, la teoria olografica da un giro di vite a questa idea. L'”ombra” che esiste su una superficie bidimensionale sarebbe la realtà, e quella che appare come una realtà tridimensionale più ricca sarebbe una proiezione evanescente di queste ombre. È una teoria molto fondata e, sebbene sembri un’idea inaudita, non è ignorata dai mistici, che hanno sempre sostenuto che il mondo delle forme tridimensionali è “illusione” o maya.
L’entropia massima che una regione dello spazio può avere coincide con l’area della sua superficie e non con il volume del suo interno. Ciò che viene sperimentato nel “volume” dell’Universo sarebbe determinato dall’informazione codificata sulla superficie, come avviene nella proiezione olografica. È come se tutti gli eventi che si verificano in una stanza potessero essere conosciuti da ciò che accade sulle pareti. Le leggi della fisica agirebbero come il laser dell’Universo, illuminando i processi che avvengono su una sottile e distante superficie bidimensionale che genera le illusorie olografie della vita quotidiana.
Si potrebbe pensare all’olografia come a qualcosa che scandisce una forma di dualità. In essa le persone, in base alle loro sensazioni – non alla realtà fisica – possono scegliere una descrizione più familiare della realtà, in cui le leggi fisiche fondamentali operano sul “volume”. È anche possibile accettare una descrizione meno familiare, in cui la fisica fondamentale ha origine in qualche confine bidimensionale dell’Universo.
Nel 1997, il fisico Juan Maldacena fece una grande scoperta: trovò un ipotetico Universo in cui i significati astratti dell’olografia potevano essere resi più concreti e precisi grazie a nuove equazioni matematiche. Maldacena dimostrò che la fisica osservabile da una persona situata nel “volume” poteva essere completamente descritta in termini di fisica esistente in quel margine bidimensionale dell’Universo.
Questo ricorda un altro film, Matrix, in cui il mondo che sembra reale è una realtà virtuale, una proiezione del computer. Ciò significa che la realtà che conosciamo è generata da un supercomputer? La realtà sarebbe un sogno dell’anima, come i sogni notturni sono un’illusione della mente?
Greene sostiene che tutti i calcoli matematici effettuati finora supportano questa teoria.
D’altra parte, Michael Talbot, nel suo libro “The Holographic Universe”, offre ulteriori argomenti per approfondire questa teoria. Uno di questi si basa sul funzionamento olografico del cervello umano, dimostrato dagli esperimenti del famoso scienziato Karl Pribram, le cui conclusioni si integrano anche con quelle di David Bohm. Questa interpretazione olografica spiegherebbe per la prima volta fenomeni come la telepatia, la precognizione, la sensazione mistica di unità con l’universo e persino la psicocinesi.
In effetti, il gruppo crescente di scienziati che ha adottato il modello olografico si è subito reso conto che esso aiutava a spiegare praticamente tutte le esperienze paranormali e mistiche conosciute.
Nel 1980, anche il dottor Kenneth Ring, psicologo dell’Università del Connecticut e presidente di un’associazione internazionale dedicata allo studio delle esperienze di vicine alla morte, propose che il modello olografico potesse spiegare questo tipo di esperienze. Il dottor Ring sostiene che tanto queste esperienze come la morte stessa non sono altro che il passaggio della coscienza di una persona da un livello all’altro dell’ologramma della realtà.
Da parte sua, nel 1985, il dottor Stanislaf Grof, direttore della ricerca psichiatrica presso il Mariland Psychiatric Research Center e professore di psichiatria alla Johns Hopkins University School of Medicine, pubblicò un libro in cui concludeva che i modelli esistenti di neurofisiologia cerebrale erano inadeguati e che solo il modello olografico poteva spiegare eventi come le esperienze archetipiche, gli incontri con l’inconscio collettivo e altri fenomeni insoliti sperimentati negli stati alterati di coscienza.
Alla riunione annuale del 1987 dell’Associazione per lo Studio dei Sogni, tenutasi a Washington DC, il fisico Fred Allan Wolf ha tenuto una conferenza in cui ha sostenuto che il modello olografico spiega i sogni lucidi. Wolf ritiene che questi sogni siano in realtà visite a realtà parallele e che il modello olografico ci permetterà di sviluppare una “fisica della coscienza” consentendoci di iniziare a esplorare in profondità i livelli di esistenza di queste altre realtà.
Nel suo libro intitolato “Synchronicity, Bridge between Matter and Mind“, il dottor F. David Peat, fisico della Queens University in Canada, ha sostenuto che si può spiegare la sincronia – una coincidenza così insolita e psicologicamente significativa da non sembrare frutto del caso – con il modello olografico. A suo avviso, coincidenze come queste rivelano che i processi di pensiero sono molto più intimamente connessi al mondo fisico di quanto si sia finora sospettato.
Il modello olografico è ancora controverso e molti scienziati non lo accettano ancora ad oggi. Tuttavia, molti importanti pensatori lo sostengono e ritengono che possa essere l’immagine più accurata della realtà disponibile attualmente.
Questo modello è stato supportato in modo spettacolare anche da numerosi esperimenti. Nel campo della neurofisiologia, ad esempio, numerosi studi hanno verificato diverse previsioni di Pribram sulla natura olografica della memoria e della percezione. Allo stesso modo, un famoso esperimento condotto nel 1982 da un gruppo di ricerca guidato dal fisico Alain Aspect presso l’Istituto di Ottica Teorica e Applicata di Parigi ha dimostrato che la rete di particelle subatomiche che costituisce l’Universo fisico, il tessuto stesso della realtà, possiede quella che sembra essere un’innegabile proprietà olografica.
La teoria olografica non è ancora stata dimostrata nella sua interezza, ma viene citata in questo libro affinché il lettore possa aprire la propria mente ai cambiamenti nella comprensione della realtà che potrebbero presentarsi.
Anche se può sembrare un’idea inaudita, questo modello fisico ha delle equivalenze con la concezione dei mistici, che hanno sempre affermato che il mondo delle forme è “illusione” o maya. Se la realtà risultasse olografica, la scienza avrebbe in qualche modo finito per scoprire un Universo mistico, con le importanti conseguenze che ne deriverebbero per gli esseri umani e per il loro modo di concepire l’Universo e di agire in esso.
