[XXIX] pag. 148. Un nuovo paradigma della realtà? > Cap. 4 Lo sviluppo della linea cognitiva – 4.8: Il livello causale.

4.8 Il livello causale

A questo livello la vita come personalità scompare. Il mondo viene visto con un colore diverso e sorprendente. Diventa chiaro che l’origine del “peccato” è l’ignoranza:

“Chi è nato da Dio non può peccare, perché il germe di Dio è in lui”. (Giovanni 3,9).

Nella Bibbia si dice che:

“Dio è la luce e l’oggetto dell’anima. Quando è nell’errore e occupa i suoi appetiti con altre cose, è cieca. Sebbene la luce di Dio risplenda, non viene vista a causa dell’ignoranza”. (Ecclesiaste 51,26).

A questo livello si comprende anche che nessuna anima andrà perduta; che tutte le domande possono trovare risposta se si guarda profondamente dentro di sé; così come la Legge dei Tempi Sacri: cioè che Dio non rivela il suo mistero finché non diventiamo corrispondenti ad esso. Diventare corrispondenti significa aver fatto il lavoro interiore che porta una persona a rendere desiderabile per lei sperimentare, o non sperimentare, particolari situazioni per la crescita dell’anima.

Questo è il livello da cui parlava San Paolo quando diceva di non essere più se stesso, ma che il Cristo (la Coscienza “Cristo”) viveva in lui.

Le persone che si trovano a questo livello sono già libere dalle dipendenze fisiche, emotive e mentali; vivono sempre nel presente, distaccate dalle lotte e dalle ansie quotidiane.

Il livello causale è quindi caratterizzato da un’enorme pace interiore. È necessario reimparare a tradurre l’intuizione pura in idee, parole o immagini comprensibili agli altri. Si cercano molti momenti di solitudine e di raccoglimento e l’unica opzione che sembra possibile è quella di lavorare a beneficio di altre anime.

Non si prova indifferenza o trascuratezza nell’azione, ma piuttosto una grande capacità di “essere” nel momento e una disaffezione emotiva nel perseguire attività che un tempo erano emotivamente “coinvolgenti”. Le aspettative scompaiono e le azioni esterne non provocano reattività o resistenza.

Il maestro spirituale indù Paramahansa Yogananda lo spiega così:

“L’universo è una materializzazione del pensiero di Dio. La plausibilità della vita nella nostra esperienza ordinaria ci impedisce di credere o di vedere che la vita della forma non è che un sogno cosmico. Dobbiamo sviluppare il potere mentale di comprendere che l’Universo non è che un pensiero di Dio e che, come ogni sogno, è strutturalmente evanescente”.

Prosegue:

“La sofferenza non è altro che guardare il ‘film’ con coinvolgimento emotivo”.

Un’altra caratteristica di questo livello è che non si interagisce più con gli ego degli altri. Non essendoci polarizzazione interiore, non si cerca di vincere le discussioni.

D’altra parte, non essendoci più proiezioni nevrotiche, si possono vedere gli altri per come sono e agire correttamente di conseguenza. C’è uno “spazio” tra ciò che accade e la reazione dell’individuo. Il silenzio viene apprezzato in modo particolare, perché si nota una maggiore profondità rispetto alla comunicazione verbale. Si acquisisce uno “sguardo” contemplativo. La presenza di Dio è creativa e le persone che hanno raggiunto questo livello si vedono come co-creatori con Dio.

Tuttavia, anche a questo livello ci sono dei pericoli. Il distacco dagli affari di questo mondo può sfuggire di mano e diventare squilibrato. Poiché tutto è percepito come divino, sapere che Dio manifesta tutto nella Creazione può portare a un certo grado di “disinteresse” per il mondo. Non bisogna dimenticare che anche la manifestazione formale è importante, altrimenti non avverrebbe: Dio è efficiente e non spreca energia. Pertanto, ciò che accade è perché deve accadere – altrimenti non accadrebbe – ed è importante. Non capire questo può essere un ostacolo al passaggio all’ultimo livello: il non-duale.

5 pensieri riguardo “[XXIX] pag. 148. Un nuovo paradigma della realtà? > Cap. 4 Lo sviluppo della linea cognitiva – 4.8: Il livello causale.

  1. “La sofferenza non è altro che guardare il ‘film’ con coinvolgimento emotivo”.
    Eppure io ringrazio i sensi che mi fanno esperire ogni aspetto della vita . Difficile per tanti non attaccarsi ad essi, sia che siano sensazioni positivi che negative

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      1. Il mio primo maestro fu uno psichiatra, Edelweiss Cotti, grazie anche a lui si umanizzarono i trattamenti sui cosiddetti malati mentali. Gli devo molto, avevo 15 anni e studiavo a Imola, la città dei matti, per la presenza sul suo territorio di 5 manicomi. Li visitai tutti e fu un’esperienza sconvolgente.

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